Il XXII Rapporto Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva è stato presentato in diretta streaming sul sito del Cnel il 12 gennaio. Oltre al Presidente del Cnel Tiziano Treu, che ha introdotto l’evento, sono intervenuti Nunzia Catalfo, ministra del lavoro e delle politiche sociali, e Stefano Scarpetta, direttore per l’impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse.
Il Rapporto illustra il quadro eccezionale dato dall’impatto della pandemia sul lavoro e sulle imprese: le tendenze già presenti nel mercato del lavoro, come il lavoro digitale o l’interdipendenza tra lavoro, salute e contesto ambientale, sono state esasperate e si è resa evidente la necessità di integrare politiche del lavoro, istituti della salute e cambiamenti del contesto socio-economico. Il rapporto esplora le tendenze dell’occupazione, il nesso tra tecnologie e lavoro, le diseguaglianze, gli ammortizzatori, le politiche attive e la contrattazione collettiva.
Uno sguardo sulla situazione lavorativa attuale
Due i contributi a cura di Anpal: il primo offre un’analisi dei beneficiari del reddito di cittadinanza (capitolo 5), a partire dalle riflessioni sull’adozione del reddito di cittadinanza. A poco più di un anno e mezzo dall’introduzione del dispositivo, cioè al 1° settembre 2020, i beneficiari che hanno presentato domanda per il reddito di cittadinanza sono 1.220.734. Di questi, 1.025.124 – compresi all’interno di 620.440 nuclei familiari – sono tenuti a sottoscrivere il patto per il lavoro: è a questo insieme che si riferiscono gli approfondimenti condotti. Tra le caratteristiche di debolezza dei beneficiari emergono, ad esempio, un’età piuttosto avanzata (il 48,6% degli uomini e il 47,3% delle donne ha 40 anni e oltre) e bassi livelli di istruzione.
Per oltre un terzo dei beneficiari inoltre non risultano ritracciabili rapporti di lavoro dall’archivio amministrativo delle comunicazioni obbligatorie, vale a dire che oltre 370mila individui si affacciano a un percorso di inserimento lavorativo privi di ogni esperienza di lavoro. Tale aspetto riguarda, in particolare, le regioni meridionali e insulari.
Il secondo contributo di Anpal riguarda gli incentivi alle imprese per l’assunzione e le evidenze sulla sostenibilità dell’occupazione (capitolo 11). Anpal, tra il 2015 e il 2019, ha istituito alcuni strumenti di incentivazione all’assunzione, cofinanziati dal Fondo sociale europeo – sia dal Programma operativo nazionale Iog (Garanzia Giovani), che dal Pon Spao (Sistemi e politiche attive per l’occupazione), che dal Programma operativo complementare Spao.
Nel quinquennio sono 219.769 le istanze di assunzione confermate per i giovani Neet under 30 iscritti al programma Garanzia Giovani: il 57,9% ha riguardato uomini e il restante 42,1% le donne. L’86% dei rapporti incentivati ha una natura contrattuale stabile (tempo indeterminato e apprendistato) e il 14% riguarda rapporti di lavoro a tempo determinato (comprensivi delle proroghe). Le imprese complessivamente coinvolte sono oltre 115mila, con un rapporto di circa 1,87 rapporti incentivati per singola impresa.
Per quanto riguarda gli incentivi cofinanziati dal Pon Spao: attraverso gli incentivi Occupazione Sud, per il 2017, o l’Incentivo Occupazione Mezzogiorno, per il 2018, sono stati attivati circa 246mila contratti a tempo indeterminato, che rappresentano il 20,6% del totale di quelli attivati a tempo indeterminato, nello stesso periodo, nelle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna).