Cobot come colleghi? La robotica avanza anche nelle aziende

L’automazione può rendere il lavoro meno pericoloso, faticoso e noioso, ma richiede un'implementazione attenta anche alla riqualificazione del personale. Ce ne parla Nicola O'Byrne, global ambassador di ADI per la robotica

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Umani e cobot possono lavorare fianco a fianco

Collaborazione sul posto di lavoro. La nuova generazione di cobot sta migliorando il lavoro manuale? 

Prima dell’inizio di questo decennio, erano già in atto sforzi per ampliare l’adozione della tecnologia robotica. I robot venivano installati sempre più, soprattutto nelle fabbriche. Ma più ampiamente anche nei laboratori scientifici, nei magazzini e nelle strutture logistiche, e persino in settori tradizionalmente dinamici come l’orticoltura.

Nel marzo 2020, questi sforzi hanno dovuto improvvisamente raddoppiare con l’insorgere della pandemia. La nuova normalità dettata dalla crisi ha imposto il distanziamento sociale nei luoghi di lavoro e ha aumentato il volume delle transazioni di e-commerce. Nonché la domanda di servizi di fulfilment, mostrando all’industria quanto le supply chain lontane e globalizzate fossero sorprendentemente fragili. Pertanto la robotica ricopre un ruolo importante nella risposta a questi fenomeni indotti dal coronavirus.

Le innovazioni dei sistemi robotici li hanno resi ancora più veloci e facili da implementare. Man mano che le sfide tecniche diventano più facili da risolvere, il focus si sposta sulle persone e sui processi. La tecnologia robotica può portare a profondi cambiamenti nei modelli di impiego del personale e nella richiesta di competenze e di formazione. Arrivando anche alla cultura organizzativa e alla società in generale. Questi cambiamenti meritano una grande attenzione da parte delle organizzazioni e degli enti pubblici.

Linee guida per chi implementa programmi di robotica

cobot e robotica: le considerazioni di Nicola O'Byrne
Nicola O’Byrne, global ambassador di ADI per la robotica

Per supportare l’industria in questo cambiamento, Analog Devices ha nominato Nicola O’Bryne sua Global Ambassador per la robotica. O’Bryne è ingegnere e vanta anni di esperienza nello sviluppo di componenti e tecnologie per sistemi robotici come motori, moduli SLAM e rilevamento degli eventi.

Attualmente, O’Bryne fornisce consulenza ai clienti ADI e ai relativi partner sulle questioni più ampie legate all’introduzione o all’estensione della robotica. La manager sostiene che questa visione di livello superiore sia estremamente importante, poiché la pandemia sta spingendo le aziende ad adottare la tecnologia robotica molto più velocemente che in passato. Solo così le aziende possono essere certe che le loro implementazioni non saranno solo rapide, ma anche efficaci e vantaggiose sia per l’azienda sia per le comunità in cui operano.

Potenziare la produttività e fare reshoring

“Sappiamo, in base all’esperienza del mondo reale, che i robot sono enormi potenziatori di produttività sulle linee di fabbrica – afferma Nicola O’Bryne -. Gli utilizzi classici dei robot comportano l’impiego di macchine grandi e costose. Queste richiedono settimane per l’installazione, la messa in funzione e la programmazione. Da quando la pandemia ha avuto inizio, abbiamo constatato un crescente interesse nell’impiego di nuove tipologie di robot, compresi i robot collaborativi, noti come cobot. Le assenze per malattia o autoisolamento rendono più difficile pianificare i turni di lavoro. Inoltre, la necessità di distanziamento sociale sul posto di lavoro comporta che, in alcuni ambienti, i datori di lavoro non possono usufruire di tutto il team. Robot o cobot offrono la possibilità di prendere in mano la situazione”.

La pandemia ha anche messo sotto pressione le supply chain globali, che già risentivano delle tensioni commerciali USA-Cina e della Brexit. Una risposta comune è attuare un reshore della produzione, in modo che i prodotti siano fabbricati più vicino al punto di acquisto o di utilizzo. Anche in questo caso, i robot giocano un ruolo importante. “Il reshoring può essere positivo per la continuità e la resilienza del business – continua l’esperta -. Ma i produttori che operano in Europa occidentale o in Nord America non hanno accesso alla manodopera a basso costo come in Cina o in altre nazioni asiatiche. I robot risolvono il problema della forza lavoro, consentendo anche un approccio più modulare e flessibile alle operazioni di produzione. Per supportare il passaggio verso la customizzazione di massa”.

Nuove tipologie di robot per i lavori faticosi

Secondo O’Bryne, questa nuova ondata di automazione si può riassumere come segue: le organizzazioni innovative stanno trovando nuovi modi per automatizzare, che richiedono nuovi tipi di robot e nuove competenze dei loro operatori. “Uno dei maggiori sviluppi riguarda la progettazione e l’implementazione dei cobot – afferma O’Bryne -. Il loro ruolo è quello di eliminare la fatica e lo sforzo che comporta molto lavoro manuale. Possono svolgere i compiti noiosi, faticosi o pericolosi come lucidare, fresare, trapanare o tagliare, sotto la supervisione di un operatore”. Diversi studi hanno dimostrato che quando si lavora con i cobot la sicurezza sul lavoro aumenta.

Il funzionamento dei cobot a fianco di un collega umano richiede che la potenza utilizzata e lo spazio occupato debbano essere molto più contenuti rispetto a un robot standalone convenzionale. Questo significa che i cobot dovranno avere la consapevolezza del loro ambiente, in modo da rallentare o fermarsi quando rilevano una persona vicino a una parte in movimento come un utensile o il braccio di un cobot.

I vantaggi di affidarsi al cobot

I produttori di cobot stanno anche realizzando nuovi sistemi per consentire una messa in servizio e una programmazione più facili e veloci. “Le aziende hanno adottato un approccio alla programmazione altamente astratto – prosegue O’Bryne -. In molti casi, l’utente non ha bisogno di scrivere una sola riga di codice, poiché le operazioni del cobot possono essere configurate tramite un tablet. Pertanto l’operatore può eseguire una programmazione guidata, posizionando il braccio del cobot in una sequenza di punti nello spazio e premendo un pulsante sul tablet per memorizzare la sequenza desiderata nella memoria”.

Cobot più piccoli ed economici, più veloci e facili da implementare. Questa è la visione del settore per una più ampia adozione della robotica. La combinazione di un cobot e di un essere umano può permettere il raggiungimento di risultati migliori e in modo più sicuro rispetto a quello raggiunto dai soli esseri umani. Questo sta dando origine a interessanti opportunità di re-immaginare il lavoro e il luogo di lavoro. Quello che siamo abituati a pensare come lavoro manuale potrebbe essere trasformato, eliminando lo sforzo fisico, la routine e il pericolo. Così come la possibilità di errore umano, dando allo stesso tempo ai lavoratori tempo per svolgere attività più stimolanti e che sfruttino meglio le loro capacità cognitive.

Attenzione alla gestione

Tuttavia O’Bryne insiste sul fatto che, se l’industria vuole mantenere il consenso delle comunità in cui opera, questa trasformazione necessita di una gestione attenta. “Ancora oggi le persone hanno paura che i robot sostituiscano i lavoratori – spiega -. In particolare quelli meno qualificati e meno pagati. Anche se comprendo la paura, ritengo che sia mal riposta. In effetti, l’introduzione dei robot sottrae compiti agli umani, ma non posti di lavoro. Le persone devono fare quello che i cobot non possono fare: gestire il processo, usare la creatività per affinarlo o reinventarlo, e costruire la squadra che lavora con i cobot. Queste sono funzioni che richiedono l’intelligenza umana, non le macchine”.

Inoltre, i dipendenti che sono già impiegati per svolgere un compito sono spesso le persone migliori per configurare e gestire il cobot. “In una fabbrica, le persone in officina hanno la conoscenza più profonda del processo, quindi sapranno come integrare i cobot al meglio – aggiunge O’Bryne -. Naturalmente, questo cambiamento richiede competenze e conoscenze aggiuntive. Ma le organizzazioni possono portare il loro personale e la comunità dalla loro parte se riusciranno a sostenere questa transizione con consistenti programmi di formazione e riorganizzazione. Penso che gli enti pubblici possano giocare un ruolo utilissimo anche in questo caso. Ad esempio, estendendo l’offerta di corsi di robotica professionale per i laureati, allo scopo di aumentare il loro valore per un primo impiego.”

Un risultato vantaggioso per tutti dall’adozione di nuove tecnologie robotiche è possibile, ma la lezione impartita dagli esperti è molto chiara. “La tecnologia è al centro delle implementazioni di successo della robotica – conclude Nicola O’Bryne -.Tuttavia occorre prendersi cura anche delle persone e del processo se si vuole godere di tutti i benefici che la nuova generazione di robot ha da offrire”.

 

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