Erotismo e formazione

Gli esseri umani tendono alla conoscenza, ma pretendono di scegliere cosa essa sia per loro. Devono quindi trovare la giusta motivazione per impegnare attenzione e intelletto: nasce così l’uso della gamification nella formazione (e non solo)

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Gamification per motivare le persone alla formazione

a cura di APPrendere |

Aristotele, nell’incipit della Metafisica, indica una frase lapidaria: “tutti gli uomini desiderano per natura conoscere” [toû eidénai]. L’apprendimento è qualcosa di innato all’essere umano. Eppure, chiunque si sia occupato di apprendimento sia questo scolastico, accademico o aziendale, ha provato con mano la fatica di “convincere” i destinatari della conoscenza alla partecipazione (magari attiva) alla formazione. Come si coniuga quindi l’osservazione di Aristotele con l’esperienza diretta di chi vorrebbe sviluppare questa conoscenza? Come possiamo rendere l’apprendimento più “sexy”?

Obiettivo, creare interazione con la gamification

Da questa domanda emerge il tema della motivazione. Certo gli esseri umani tendono alla conoscenza, ma pretendono di scegliere cosa essa sia per loro. In altre parole, devono trovare la giusta motivazione per impegnare la loro attenzione e il loro intelletto allo sviluppo di quella determinata conoscenza. Apprendere è un’operazione faticosa anche da un punto di vista fisico: ricordiamo che il cervello è l’organo che a parità di peso consuma più energia in assoluto per il suo funzionamento. In qualche modo sarebbe comodissimo, ancorché terribile, poter accedere a una formazione come quella proposta in Matrix. Dove le competenze, siano queste manovrare un elicottero, divenire cintura nera di kung fu o qualsiasi altra cosa, vengono semplicemente “caricate” nella mente dell’interessato. Nessuna fatica, poco tempo, risultato garantito!

Sfortunatamente (o forse per fortuna) non è così. Dobbiamo porci il problema di come motivare le persone a frequentare i nostri corsi e poter così soddisfare il loro desiderio innato. Forse la modalità più naturale per incentivare la motivazione è il gioco. Nella pedagogia uno tra gli strumenti principali e imprescindibili per lo sviluppo della conoscenza nei bambini è il gioco e l’interazione che questo crea. E negli adulti? Chi non ha provato in prima persona o osservato quante persone sui mezzi pubblici stanno dedicando il loro tempo e bruciando le loro energie cerebrali per spostare caramelle, superare prove o combattere battaglie ad alta strategia? Se i giochi hanno questa grande capacità di generare motivazione perché non portare il gioco nella formazione? Nasce così l’uso della gamification in questo ambito (e non solo).

Gamification e motivazione

La gamification viene definita come “l’arte di derivare elementi divertenti e coinvolgenti tipici dei giochi applicandoli alle attività o ai prodotti” (Chou, 2017). La gamification è la combinazione di principi derivati dalla psicologia delle motivazioni, progettazione e dinamiche dei giochi, economia comportamentale, UX/UI (User Experience/User Interface), neurobiologia, teorie dei sistemi e dalle piattaforme digitali. Lo scopo della gamification è motivare le persone affinché possano migliorare le proprie performance, siano queste legate all’apprendimento, all’acquisto di prodotti o all’esecuzione di attività.

Per quanto riguarda le teorie della motivazione, quella più accreditata nell’ambito dell’apprendimento è la Teoria dell’Autodeterminazione (Self Determination Theory-SDT) elaborata da Deci e Ryan. Semplificando, e con un certo grado di approssimazione, la SDT considera la motivazione come un flusso di energia, dotato di una direzione e caratterizzato da persistenza. Secondo la SDT i bisogni psicologici di base costitutivi della natura umana sono l’Autonomia, la Competenza e la Relazionalità. Il centro dell’analisi è il presupposto che le persone nascono già propense a diventare maggiormente auto-determinate e auto-regolate. Il che spiega perché le attività che incoraggiano l’autonomia sono quelle che maggiormente impattano sullo sviluppo degli individui e della loro conoscenza.

Il bisogno di autonomia è definito come “il desiderio innato degli individui di sentirsi volitivi (Picciano, 2017; van den Broeck et al., 2010) provando nel contempo una sensazione di possibilità di scelta e di libertà dal punto di vista psicologico, quando si porta avanti un’attività”. Il bisogno di competenza è definito come “il desiderio innato degli individui di sentirsi efficaci nell’interazione con l’ambiente circostante”. Per ultimo il bisogno di relazionalità è definito come “la propensione innata degli individui a sentirsi connessi con gli altri, cioè a essere membri di un gruppo”.

La motivazione intrinseca ed estrinseca

Come scrivono gli autori della SDT, “probabilmente nessun fenomeno riflette il potenziale positivo della natura umana come la motivazione intrinseca, la naturale tendenza a ricercare quello che c’è di nuovo e le sfide per poter esercitare ed estendere le nostre capacità, per esplorare e apprendere”. È la motivazione intrinseca la forza interiore che ci induce a svolgere le attività, anche le più gravose, per il solo gusto di farle.

In opposizione alla motivazione intrinseca troviamo la motivazione estrinseca, che viene riferita all’esecuzione di un’azione per ottenere un risultato esterno all’azione stessa, come ad esempio un compenso (anche di natura psicologica), un premio, un traguardo, ecc. La motivazione viene descritta come un continuum che va dalla Amotivazione, ovvero l’assenza di motivazione, alla Motivazione Intrinseca dove tra i due estremi si colloca la Motivazione Estrinseca.

I 4 livelli della motivazione estrinseca

Gli autori suddividono la motivazione estrinseca in quattro differenti livelli, posizionati anch’essi sul continuum della motivazione. La loro collocazione è data dal grado di autonomia rispetto alla “norma” che induce a intraprendere quel comportamento. Troviamo a sinistra, più vicino all’Amotivazione, quella riferita a una forte prescrittività esterna, come può essere quella di partecipazione a corsi obbligatori, dove sono previsti premi e punizioni. Spostandoci verso destra troviamo quella che viene definita come prescrittività introiettata dove il sistema premiante o punitivo è interno, come nel caso del senso del dovere rispetto all’azione.

Muovendosi ancora verso destra abbiamo la prescrittività individualizzata tipica di quando svolgiamo un’azione cui diamo una importanza elevata in modo consapevole. Infine, più vicino alla motivazione intrinseca, troviamo quella della prescrittività integrata, che avviene quando la norma che applico è completamente assorbita dal sé, divenendo un valore intrinseco. Quest’ultimo livello di motivazione estrinseca ha molte caratteristiche in comune con la motivazione intrinseca pur rimanendo separata, in quanto i risultati sono differenti dal pieno piacere di compiere l’azione. Mantenere la casa pulita e in ordine può essere un valore che mi induce a compiere tutte le azioni per ottenere quel risultato senza necessariamente vedere il fatto di fare le pulizie come un piacere in sé.

La gamification ha fondamentalmente lo scopo di creare le basi affinché l’individuo possa sviluppare un grado di motivazione che si avvicini il più possibile alla motivazione intrinseca. Ovvero quella che si sviluppa nei giochi.


L’articolo è realizzato in collaborazione con APPrendere, società di consulenza e servizi nell’ambito della formazione online.

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