di Christian Poccia |
Tre europei su quattro intendono fare un viaggio entro settembre 2022, in particolare verso le destinazioni del Mediterraneo. Oltre la metà prevede di visitare un altro Paese europeo, mentre il 31% sceglie i viaggi nazionali. E oltre l’80% delle persone in Italia, Spagna, Polonia, Regno Unito e Germania dimostra ottimismo riguardo a un prossimo viaggio.
È quanto emerge dall’indagine “Monitoring Sentiment for Domestic and Intra-European Travel – Wave 11” della European Travel Commission, che fornisce approfondimenti sulle intenzioni e preferenze di viaggio a breve termine degli europei durante la pandemia. Secondo il sondaggio, svolto nel mese di marzo 2022, “i viaggiatori europei prevedono di spendere fra i 500 e i 1.500 euro”, pure se “solo il 25% di loro ha già effettuato una prenotazione, indicando un livello limitato di impegno finanziario”. Sottolineando come questa estate “il settore dei viaggi europeo dovrà rivolgersi ai vacanzieri dell’ultimo minuto”.
Con una buona notizia per il nostro Paese. L’Italia si piazza seconda, dopo la Spagna e prima della Francia, nella classifica delle mete che gli europei intervistati dall’Etc sceglieranno come destinazione dei loro viaggi.
Turismo: nel 2022 presenze in Italia in aumento
Il sentimento di moderato ottimismo rilevato dalla European Travel Commission è confortato dalle previsioni sul settore turistico formulate dall’istituto di sondaggi Demoskopika. In una recente indagine ha infatti previsto più di 92 milioni di arrivi e quasi 343 milioni di presenze tra italiani e stranieri nel nostro Paese per il 2022. Una stima di crescita del 43%, rispetto al 2021, che offre speranza al settore, fra i più colpiti dall’emergenza pandemica e dalla crisi economica che ne è seguita e che ora deve fare i conti anche con l’impatto delle sanzioni alla Russia.
L’Istat ha infatti segnalato, nel Documento di Economia e Finanza, “l’inevitabile azzeramento” della domanda russa di turismo. Evidenziando come “i turisti russi sono da tempo tra quelli con la maggiore capacità di spesa (145 euro di spesa pro-capite giornaliera nel 2018, al quarto posto dopo giapponesi, cinesi e canadesi) e tra quelli più inclini a privilegiare le strutture alberghiere di lusso”.
Segnali di ripresa dalle fiere di settore
Il turismo sta dunque a poco a poco riprendendo il suo ruolo centrale nella macchina produttiva italiana. I segnali di ripresa sono stati salutati con sollievo dagli operatori del mercato che si sono riuniti dal 10 al 12 aprile a Milano per la Borsa Internazionale del Turismo. Evento che ha radunato quest’anno più di 1.000 espositori provenienti da 47 paesi. E che è stato preceduto dal BTM – Business Tourism Management, tenutosi a Taranto dal 6 all’8 aprile, facendo registrare oltre 8.700 presenze fisiche e 7mila spettatori online. Una tre giorni che ha visto la partecipazione di istituzioni regionali e nazionali. Al termine della manifestazione è stato presentato il “Manifesto di Taranto”. Decalogo che si propone di fissare gli impegni che è necessario prendere per realizzare un turismo a misura d’uomo e che non incida sul consumo dei territori, che crei valore e non distrugga le risorse naturali.
Personale e formazione: le due sfide per il turismo
Se è vero che nel nostro Paese il turismo ha finalmente intrapreso un percorso di crescita. Resta però la preoccupazione per la mancanza di personale, che per il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia è oggi “il problema dei problemi”. Secondo l’esponente dell’esecutivo, intervenuto nel corso della conferenza stampa sulla piattaforma digitale multicanale TDH – Tourism Digital Hub, “nel settore della ristorazione abbiamo lavoratori che preferiscono accettare i tre giorni a chiamata piuttosto che perdere il reddito di cittadinanza”.
Alla questione del reperimento di personale se ne affianca un’altra, se possibile ancor più decisiva nel rilancio del settore. L’aggiornamento delle competenze degli operatori. La formazione è infatti la vera “chiave” per riavviare il comparto turistico e per fornire ai lavoratori le conoscenze e gli strumenti per potersi orientare in un mondo complesso, ma ricco di opportunità. In questo senso, è fondamentale il ruolo dei Fondi Interprofessionali come FondItalia, che proprio nel corso del BTM di Taranto, ha presentato i dati delle aziende del comparto turismo aderenti. Tracciando un bilancio della formazione erogata ai loro dipendenti.
I dati della formazione finanziata da FondItalia

In particolare, su oltre 13.000 aziende del settore turismo aderenti a FondItalia, sono 1.417, divise fra hospitality (200) e attività dei servizi di ristorazione (1.217), le imprese che hanno avuto accesso alla formazione finanziata dal Fondo per un totale di circa 8.000 lavoratori. La Puglia guida la classifica con 288 aziende del turismo formate, circa il 20% del totale nazionale, con 1.582 lavoratori.
“Nel biennio 2020-2021, nonostante il perdurare della pandemia, abbiamo registrato una crescita pari al 40% delle adesioni del settore turismo grazie soprattutto all’azione svolta dalle parti sociali e alla sensibilità dei consulenti del lavoro. Nonostante le chiusure e le criticità dovute allo scoppio della pandemia le imprese hanno reagito approfittando di questo biennio così complesso per formarsi” , ha spiegato il direttore di FondItalia Egidio Sangue intervenendo al BTM in una tavola rotonda di approfondimento sul rapporto fra turismo e formazione. Sono state circa 700mila le ore di formazione finanziata, di cui il 60% a distanza, con particolare attenzione alle tematiche relative alla “gestione aziendale” e allo “sviluppo delle abilità personali”. Senza dimenticare i capitoli legati alla “salvaguardia ambientale” e alle “lingue straniere”. Due elementi che contraddistinguono lo sforzo impresso verso una prospettiva sempre più ampia e concorrenziale.
Il turismo ha bisogno di sinergie
“Abbiamo registrato una grande resilienza e reattività da parte delle imprese del comparto – ha aggiunto Sangue -. Che hanno compreso la necessità di creare professionisti in grado di accogliere le esigenze della clientela e di confrontarsi con le sfide del mercato”. Gli strumenti ci sono. Come il Fondo Nuove Competenze, che sarà rifinanziato e il GOL, con 800 milioni di euro destinati alle Regioni. “Il turismo deve fare filiera con il territorio, con i beni culturali e con la logistica – ha concluso Sangue -. Ed è necessario, per non perdere questa sfida, che pubblico e privato facciano sinergia sulla gestione delle risorse, al momento gestite in modo non organico, per offrire a un mondo così reattivo e importante, ma fragile, strumenti integrati e di facile accesso”.
Le imprese aderenti a FondItalia hanno la possibilità di accedere a una programmazione a 24 mesi per utilizzare i periodi più proficui per formare i dipendenti. Flessibilità, dunque, ma soprattutto integrazione e sinergia. E ad aprile il Fondo ha raddoppiato la dotazione economica dell’Avviso FEMI 2022, passando da 6 a 12 milioni di euro.
Opportunità per le imprese del turismo di FederTerziario
Risorse cui potranno accedere anche le aziende che sottoscriveranno il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle aziende del settore turismo, dei pubblici esercizi e della ristorazione. Si tratta del documento sottoscritto lo scorso 16 marzo da FederTerziario e UGL, le due parti promotrici di FondItalia. Fra i punti fondamentali del Ccnl c’è infatti la formazione continua. Uno strumento necessario per incrementare la qualità del servizio e per puntare sull’evoluzione digitale. Una delle criticità più evidenti del comparto testimoniata anche dai dati Istat, che vedono tra le attività dei servizi delle agenzie di viaggio e dei tour operator (con 10 o più addetti) ancora percentuali contenute (6,6% del totale) in merito alle prospettive di assunzione di personale con competenze specialistiche in Information and Communication Technologies. E poche percentuali circa l’organizzazione di corsi di formazione per sviluppare le competenze dei propri addetti (24,7% del totale).
Il contratto reca la firma del neopresidente di FederTerziario Turismo Enzo Carella. Manager di lungo corso, secondo cui “il comparto turistico nella sua interezza, sia esso incoming o outgoing, rappresenta il tessuto connettivo della nostra economia. Con un impatto sul Pil e sull’occupazione ben più ampio del 13% usualmente indicato”. In occasione della sigla del documento, Carella ha commentato: “La filiera del turismo conta su professionalità di eccellenza, coinvolge migliaia di imprese e milioni di lavoratori che erogano servizi strettamente correlati tra loro e che restituiscono l’immagine globale del nostro Paese”.