Un’inconFONDIbile opportunità per crescere

I Fondi Interprofessionali Paritetici si confermano lo strumento più performante per accompagnare le aziende oltre le difficoltà dell’ultimo triennio. L’importante è trovare le giuste opportunità!

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Opportunità dei fondi interprofessionali

di Federico Cellini |

Tre anni! Sono passati esattamente tre anni tra un Festival del Lavoro in presenza e l’altro: 20 giugno 2019 (Milano), 23 giugno 2022 (Bologna). 1099 giorni in cui tanto, troppo e in alcuni casi tutto è cambiato.

Il mondo in generale è cambiato, prima con una pandemia (e vai di mascherine, vaccinazioni e distanziamenti sociali). Poi, oggi, pure per via di questa guerra “quasi” mondiale, che sta monopolizzando l’informazione da fine febbraio. Il mondo del lavoro è cambiato to: dal primo lockdown con le saracinesche abbassate di negozi, bar e ristoranti fino al record storico di ore richieste di cassa integrazione. Da un utilizzo sempre più spinto del lavoro agile fino al primato, datato 2021, dei lavoratori che hanno liberamente scelto di cambiare occupazione perché alla ricerca di novità nella propria vita.

Anche il mondo della formazione è cambiato! Tanto per cominciare il Fondo Nuove Competenze targato Anpal ha iniettato nel sistema quasi 1 miliardo di euro stanziati al fine di contrastare gli effetti economici dell’epidemia Covid-19. In pratica, un fondo pubblico cofinanziato dal Fondo sociale europeo che rimborsava le aziende mentre i lavoratori erano in formazione (a volte) o impegnati in attività di training on the job (molto di più). È cambiato il rapporto Anpal/Fondi Interprofessionali Paritetici con questi ultimi che, grazie alla legge di bilancio del 2022, potranno beneficiare per specifiche attività formative e limitatamente per le annualità 2022 e 2023, di un rimborso del cosìddetto prelievo forzoso, balzello datato 2016. Una trattenuta straordinaria di ben 120 milioni di euro sottratti al sistema da loro gestito. Trattenuta straordinaria poi divenuta nel tempo ordinaria e ingiustificata anche se, per fortuna, proporzionale alle dimensioni del singolo Fondo. Infine, è cambiato il rapporto che i Fondi Interprofessionali Paritetici hanno avuto e hanno tuttora con il mercato del lavoro, con le aziende iscritte e con i lavoratori dipendenti ad esse riconducibili.

Dove eravamo rimasti

Proprio il numero 5 di Forme, distribuito in anteprima al già citato Festival del Lavoro datato 2019 organizzato presso il MiCo di Milano, dedicava nel “Dossier Fondi” otto pagine per fare una fotografia della allora situazione del mercato reduce da un anno, il 2018, che nell’incipit dello speciale, veniva definito annus horribilis. Ora, non che il triennio 2019-2021 sia stato per i Fondi Interprofessionali e per la formazione finanziata in generale un periodo baciato dalla fortuna.

Solo per fare alcuni esempi: da una parte l’impossibilità causa Covid di organizzare con continuità corsi multi-aziendali o anche semplicemente aziendali, dall’altra la cosmica difficoltà nel fare un sano e continuativo sviluppo delle opportunità offerte dal sistema dei Fondi. Da un lato gli obblighi di distanziamento e il nuovo esasperato approccio agli strumenti digitali per l’erogazione di corsi in modalità Fad. Dall’altro il conseguente proliferare di piattaforme per la gestione della “Formazione a Distanza” con i relativi report di presenza che si sono standardizzati solo verso la fine del 2020. Questo e altro ancora hanno talvolta ingolfato un sistema che, per certi versi, non trova pace dal 2017. Da quando Anpal sovraintende tutte le attività legate alle politiche attive del lavoro.

Per avere una puntuale analisi sul sistema dei fondi, l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro questa volta ci è venuta incontro con la pubblicazione del “XXI Rapporto sulla Formazione Continua” che analizza in maniera dettagliata le annualità 2018, 2019 e 2020. Anche grazie ai contributi Inapp, che fino al 2017 pubblicava il medesimo rapporto.

Formazione e pandemia: cosa è successo

La prima analisi che è giusto portare all’attenzione di tutti è sicuramente legata all’andamento del contributo finanziario dello 0,30%. Letto come valore assoluto che, al pari di molti altri contributi fiscali legati al ciclo economico, ha risentito e risentirà, come una lunga onda, di quanto accaduto nel corso del 2020. Infatti, gli effetti della crisi innescata dalla pandemia si ripercuoteranno quanto meno nel biennio 2020-2021 e forse oltre.

In termini concreti, ci si può attendere una contrazione del contributo in relazione alla cessazione di attività (oltre 200mila dall’analisi datata 2019) e alle conseguenti perdite di posti di lavoro. Ma con intensità differenziate rispetto a settori economici e alle aree geografiche maggiormente coinvolte nella crisi economica. Questa contrazione sarà più evidente nei gettiti di taluni Fondi più esposti nei settori di mercato maggiormente colpiti (turismo, ristorazione o servizi alla persona) o a quelle aziende più presenti nelle così dette aree “Zona Rossa”. Andando nel dettaglio dei macro-numeri economici rispetto all’entità e all’andamento dello 0,30, va immediatamente osservato come a fine settembre dell’anno 2020 l’Inps registri un versamento acquisito pari a circa 875 milioni. In calo rispetto al medesimo periodo del 2019, in cui si registravano 913 milioni circa (dato poi consolidato per lo stesso anno a 963 milioni). Un decremento, di poco meno del 5%, che probabilmente andrà verificato più avanti e che, se confermato, potrebbe certificare l’avvio di un periodo di crisi. Se a questi denari detraiamo la già citata trattenuta da 120 milioni (trasferimenti allo Stato comma 722 l. n. 190/2014), gli oltre 91 milioni del “Fondo Sociale Occupazione e Formazione” e i 93 milioni del “Fondo di Rotazione”, ne consegue che il reale peso dello 0,30 per l’annualità 2020 è scesa da 875 a circa 570 milioni di euro!

La vera dotazione riservata ai Fondi. Quasi il 17% di calo in 12 mesi se l’anno precedente il controvalore nel medesimo periodo era pari a 684 milioni di euro (poi chiuso a 750). Un dato che, milione più milione meno, ricaccia i fondi indietro di 6 anni, al 2014 anno in cui lo 0,30 venne falciato da circa 300 milioni di euro da destinare alla CIG in deroga. Quindi oggi non parliamo più di 0,30%, ma di uno 0,19%!

Soldi che entrano e soldi che escono

Se però da una parte gli importi trasferiti dall’Inps ai Fondi Paritetici godono di un consolidamento nel tempo (una media nell’ultimo quadriennio di oltre 650 milioni), anche le opportunità di finanziamento tramite Avvisi emanati dai Fondi attualmente operativi sono state assolutamente regolari, con una media attorno ai 350 milioni di euro ridistribuiti agli iscritti. Il tutto fatta eccezione per i denari messi a disposizione delle aziende più strutturate, che hanno adottato l’utilizzo di Conti Azienda.

Come sono stati spesi? Un dato decisamente interessante è dato dalla finalità dei piani approvati dove i corsi “Competitività d’impresa/ innovazione” e “Manutenzione/aggiornamento delle competenze” hanno fagocitato il 75% delle risorse messe a disposizione tramite Avvisi. Per chi sono stati spesi? In generale, i dati del Rapporto Anpal non fanno altro che confermare le caratteristiche del mercato del lavoro in Italia. Per quanto riguarda l’età dei partecipanti (pochi giovani), le donne (in minoranza anche nell’accesso alla formazione, ma in proporzione alle quote di presenza sul mercato del lavoro) e la concentrazione di lavoratori formati nelle regioni a maggior sviluppo (Lombardia, Veneto, Emilia e Piemonte coinvolgono oltre il 56% dei formati).

Meno iscritti o iscritti da cercare?

Anche in termini di adesione i Fondi hanno avuto un più che sensibile calo nel numero dei lavoratori ad essi riconducibili. Nonostante il numero delle imprese iscritte al sistema nella sua totalità sia leggermente migliorato. Sono stati oltre un milione i lavoratori persi per strada dal 2017 al 2020 essendo passati da 10.600.510 a 9.225.764 (escludiamo i dirigenti). Un dato che deve portare a una riflessione, soprattutto se letto tenendo come riferimento l’Osservatorio lavoratori dipendenti redatto direttamente dall’Inps lo scorso mese di dicembre.

Dallo stesso, infatti, si evince che il numero di lavoratori dipendenti privati al 2020 era di poco meno inferiore ai 15 milioni. Pertanto, partendo dal presupposto che i lavoratori persi dai Fondi non possono essere oggi tutti in cerca di lavoro (il tasso di disoccupazione secondo l’Istat è rimasto sostanzialmente inalterato) e che la matematica non è una opinione, se ne evince che alla data attuale in Italia oltre sei milioni di lavoratori ancora non accedono alle opportunità offerte dal sistema dei Fondi Interprofessionali Paritetici. Un esercito di lavoratori, probabilmente a bassa specializzazione, con un disperato bisogno di professionalizzazione.

Un segnale che tutti dovrebbero cogliere:

  • i Fondi per primi, che hanno la responsabilità di offrire strumenti di facile accesso alle imprese aderenti o non ancora aderenti;
  • gli Enti di formazione che sono invitati a percorrere nuove strade per sensibilizzare le adesioni senza necessariamente spostare il “formaggio/azienda” da un fondo all’altro;
  • i Consulenti del Lavoro (e non solo) che devono sensibilizzare le iscrizioni, al fine di non penalizzare i propri clienti ma offrendo loro un veloce e facile way-out in caso di necessità formative;
  • le aziende che, dopo vent’anni, troppo spesso ancora non sfruttano al meglio l’opportunità della formazione finanziata come strumento di crescita e miglioramento del proprio personale dipendente;
  • le Istituzioni tutte, che hanno e devono avere la capacità di intercettare le esigenze del mondo del lavoro favorendo l’accrescimento delle competenze fin dal periodo scolastico.

In conclusione, dal 2004 al 2020 i fondi hanno gestito con soddisfazione di tutti risorse per quasi nove miliardi di euro. Certo, in tre (gli storici Fondi legati alle associazioni dell’industria, del commercio e dell’artigianato) anche grazie a un contributo di inizio attività l’hanno fatta da padrone, con quasi sei miliardi di risorse a loro disposizione.

Ma oggi le opportunità offerte da “tutti i Fondi” sono alla portata di oltre 15 milioni di lavoratori. Non coglierle sarebbe un inconFONDIbile errore.

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