di Giorgia Andrei |
Dopo la legge 170 del 2010, che ha rappresentato il punto di svolta per l’inclusione scolastica degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la dislessia si è guadagnata l’attenzione che merita anche nel mondo del lavoro con l’approvazione, a marzo, della legge 25/2022, che ha riconosciuto per la prima volta diritti fondamentali a un milione e duecentomila lavoratrici e lavoratori con dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, impiegati nelle aziende private.
La legge consente ai dipendenti con questa caratteristica di utilizzare strumenti compensativi e accomodamenti ragionevoli per ridurre le difficoltà legate al disturbo e per far emergere le vere potenzialità. I Dsa, che in Italia interessano tre milioni di cittadini, sono neurodiversità che riguardano la capacità di leggere in modo fluente, scrivere e calcolare in modo corretto. Si manifestano in età scolare, ma accompagnano gli individui anche nell’età adulta e i problemi che li caratterizzano possono essere compensati, attraverso strumenti e strategie personalizzate.
Dislessia e sfide di inclusione
La legge lancia a imprese e sindacati la sfida di un salto culturale necessario per coltivare i talenti di ciascuno. Un passo fondamentale se si considera che ogni anno 15.000 giovani con disturbi specifici dell’apprendimento entrano nel mondo del lavoro.
Anna Rossomando, ex vicepresidente del Senato, è stata la firmataria dell’emendamento sui diritti dei lavoratori con Disturbi specifici di apprendimento, poi accolto nella legge 25/2022. “Grazie alla collaborazione con l’Associazione Italiana Dislessia ho scoperto un mondo che riguarda milioni di persone e sono diventata sempre più partecipe e coinvolta”, ha detto. “Una società moderna dev’essere capace di usare tutte le risorse che ha a disposizione. Anche perché se non lo fa ed esclude alcuni soggetti, dimostra una miopia economica, anche a discapito del mondo imprenditoriale. Le norme che abbiamo introdotto riguardano l’inserimento lavorativo di persone con Dsa in ambito privato. A partire dalle attività di selezione che dovranno essere eseguite valorizzando le competenze attraverso specifici strumenti e misure di supporto. Inoltre, le aziende dovranno assicurare la creazione di ambienti di lavoro adeguati alle necessità delle persone con Dsa. La legge c’è. Ora bisogna fare un grande lavoro di formazione e informazione nel mondo del lavoro perché la norma sia compresa e applicata”.
Che cosa prevede la legge
La legge vieta ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone con Dsa nei luoghi di lavoro. E consente, ai lavoratori con Dsa che liberamente sceglieranno di dichiarare la propria caratteristica, la possibilità di chiedere nei colloqui di selezione del personale l’uso di computer con sintesi vocale, calcolatrice, schemi e formulari. Oltre al 30 per cento del tempo in più per i test di selezione scritti. Anche i lavoratori con Dsa già assunti potranno, se lo vorranno, ricevere gli stessi strumenti e accomodamenti ragionevoli. Si tratta di misure praticamente a costo zero per le aziende, che porteranno enormi vantaggi nella vita delle lavoratrici, dei lavoratori e dell’azienda stessa. Spetterà al singolo lavoratore dichiarare o meno la propria caratteristica e chiedere gli accomodamenti più opportuni.
Secondo la nuova legge, inoltre, gli strumenti compensativi e le misure dispensative dovranno essere applicati in tutte le occasioni di valutazione per l’accesso o il completamento di percorsi formativi finalizzati all’esercizio di attività e professioni, come gli esami per l’accesso agli Ordini professionali, nonché in ambito sociale.