FederTerziario, prima del salario minimo allargare la contrattazione

La ricetta è combattere il dumping contrattuale riducendo in maniera efficiente il costo del lavoro, a partire dal cuneo fiscale, e attivare un controllo capillare sul lavoro sommerso

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salario minimo: la posizione di federterziario

“A nostro avviso prima di arrivare a un salario minimo legale – spiega Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario -, esistono altre soluzioni da individuare al fine di un cambiamento sistemico. Dovranno necessariamente passare dagli incentivi finalizzati alla riduzione del cuneo fiscale e del costo del lavoro indiretto, individuando metodi alternativi di decontribuzione e misure fiscali ad hoc. Appare necessario considerare l’ipotesi di aprire un dibattito con le parti sociali per disegnare una riforma – percorso più volte proposto da FederTerziario – destinata proprio a ridurre il cuneo fiscale che in Italia grava sul costo del lavoro per circa il 46%”.

Al centro dell’azione europea per stimolare gli Stati membri alla creazione di un quadro per i salari minimi c’è l’esigenza di arginare la diffusione del dumping contrattuale. Così da limitare le differenze in termini di costo del lavoro che finiscono per penalizzare gli imprenditori che decidono di mantenere salari dignitosi. FederTerziario ha sviluppato diverse soluzioni per mantenere elevata la competitività delle aziende, operando di fatto per scardinare lo sviluppo di una potenziale concorrenza sleale.

Le proposte di FederTerziario

Sappiamo che il dumping salariale genera danni alla capacità di reddito dei lavoratori e in termini di competitività alle imprese che cercano di mantenere standard salariali adeguati – sottolinea Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario –. Esiste una riduzione efficiente del costo del lavoro, soprattutto indiretto, magari attraverso meccanismi di decontribuzione o contribuzione incrementale in base a fattori predeterminati. Un’azione del genere definirebbe un vantaggio anche per i lavoratori. Sia in termini di stabilizzazione delle retribuzioni, non più al ribasso, sia in termini di aumento dell’occupazione”.

Le vie per attivare nuove strategie si rintracciano soltanto se si superano i vecchi dogmi delle relazioni sindacali. E, allo stesso tempo, si incanalano nella giusta direzione i cambiamenti del mondo lavoro. Rispetto al passato, quando l’adeguamento del sistema retributivo era legato a un incremento dei benefici economico-finanziari, oggi i sistemi di welfare e di prestazioni a carico della bilateralità trovano sempre maggiore spazio.

Perché il salario minimo non è la soluzione

Secondo una proiezione del Centro Studi di FederTerziario, il salario orario medio, calcolato su 4 tra i principali contratti FederTerziario, è di 9,21 euro per i lavoratori del livello/area di inquadramento più basso (che ricomprende neo-assunti e lavoratori senza competenze specifiche) e di 10,49 euro per un dipendente mediamente qualificato (la base principale dei lavoratori). Un tetto superiore ai 9 euro lordi l’ora che, secondo le ultime proposte, dovrebbero costituire il livello del salario minimo.

In questo senso, l’eventuale attivazione della misura potrebbe invertire la tendenza e quindi stimolare le imprese alla fuga dai contratti collettivi. Considerando invece che la contrattazione collettiva copre circa il 90% della forza lavoro, sarebbe sufficiente ragionare su un suo allargamento.

Esiste infine un altro capitolo da affrontare, che riguarda le categorie di soggetti sottopagati. Anche per loro non è detto che il salario minimo possa avere un peso specifico. Lo ribadisce il segretario generale: “Spesso nel nostro Paese il vero problema è stato quello di riuscire a rendere efficaci strumenti volti a garantire il rispetto delle norme in materia di lavoro. In questo senso, lintroduzione di un salario minimo non risolverebbe, di per sé, il problema di adeguare i salari più bassi. Perché rimarrebbe irrisolto il nodo centrale del controllo sulleffettivo rispetto della misura ‘legale’, dati i fenomeni di ‘nero’ e ‘grigio’ presenti nel mercato del lavoro”.

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