Reddito di cittadinanza: beneficiari e valutazioni

Dal Reddito d’inclusione a quello di cittadinanza, l’Inapp presenta gli esiti della valutazione su sistema di servizi e beneficiari: più lavoro di rete, meno deprivazione

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Reddito di cittadinanza: analisi e discussione sullo strumento

Sono prevalentemente donne, il 60%, sui 49 anni, sole e/o con figli le principali beneficiarie delle misure di sostegno al reddito.

L’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) ha tracciato un vero e proprio identikit delle persone che fruiscono del Reddito di Cittadinanza. Presentando i risultati di una doppia indagine che ha analizzato sia i beneficiari delle misure di contrasto alla povertà, sia gli attuatori locali di tali misure. Ovvero i centri per l’impiego, i servizi sociali comunali e gli Ambiti sociali.

Chi sono i percettori del Reddito di cittadinanza

Chi ha ricevuto questo tipo di sostegno è equamente distribuito nel nostro territorio, con una maggiore presenza nel sud (33,7%). Bassissima la quota di chi proviene da paesi extraeuropei. Si tratta di soggetti caratterizzati da un livello di istruzione tendenzialmente basso e poco qualificati dal punto di vista della qualifica professionale.

Tali misure hanno intercettato non solo persone che si trovano in condizioni di mero svantaggio economico e materiale. L’indagine mostra, infatti, come siano altrettanto fondamentali aspetti legati alla vita relazionale, all’istruzione e alla formazione, allo stile di vita. Dimensioni che non devono essere trascurate nella programmazione e nell’attuazione dei processi di inclusione sociale.

Nota dolente, l’inserimento lavorativo

L’offerta di lavoro e di attività formative per i beneficiari del Reddito di cittadinanza è il punto dolente. Sia sul versante sociale sia nei servizi per l’impiego. Infatti, quasi il 60% degli ambiti territoriali sociali e dei centri per l’impiego individua come problematica tale dimensione attuativa della misura. Solo una quota minima di rispondenti, tra il 3 e l’8% a seconda del servizio, ritiene che la misura abbia prodotto risultati in termini di attivazione lavorativa e formativa.

Circa la capacità di raggiungere i destinatari di tali misure, i risultati mostrano l’importanza del lavoro di rete fatto con l’istituzione dei punti di accesso nell’ambito del Reddito d’inclusione, purtroppo vanificato con il successivo Reddito di cittadinanza. Migliorato, invece, il lavoro di rete dei servizi territoriali grazie anche all’azione di pianificazione, ormai definita dalla 328/00 da oltre vent’anni.

Permangono alcune criticità, in particolare in merito ai tempi di lavorazione delle domande. In media trascorrono circa 4 mesi e mezzo tra l’autorizzazione a ottenere il Reddito di cittadinanza rilasciata dall’Inps e la presa in carico del beneficiario da parte dei centri per l’impiego e dei servizi sociali comunali. Solo la metà dei centri (51,6%) risulta in condizione di convocare entro i 30 giorni prescritti dalla norma i beneficiari della misura. I tempi di presa in carico da parte dei centri per l’impiego naturalmente risentono del volume di utenza che caratterizza i diversi territori. Meno problematiche le fasi successive, ossia stipula del patto, definizione di un’agenda di appuntamenti e verifica delle condizionalità posti a carico dei beneficiari.

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