di Christian Poccia |
Vincere le sfide del futuro richiede una rivoluzione copernicana che consenta al Paese di sostituire i sistemi verticali e autoreferenziali dell’istruzione, della formazione e del lavoro, ancorati alle logiche del ‘900, con sistemi circolari, capaci di contaminarsi. Portando ogni cittadino ad accrescere i propri talenti e le proprie competenze non più in maniera standardizzata, ma piuttosto personalizzata.
In sintesi, questo è quanto emerso dal convegno dal titolo “Accrescere la competitività attraverso le competenze e il talento” tenutosi il 10 maggio scorso presso la sala Regina della Camera dei Deputati. L’iniziativa, promossa da FondItalia ed Expotraining, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni che hanno cercato di fare luce sulle trasformazioni necessarie e radicali che attendono l’Italia nei prossimi mesi. Rappresentanti delle Regioni ed esponenti delle Parti Sociali si sono confrontati nella prestigiosa sede istituzionale sulle strategie da mettere in campo per trattenere i talenti, creare una più stretta connessione scuola, formazione professionale e aziende, governare le trasformazioni del lavoro imposte dal digitale e favorire l’incontro tra domanda e offerta del lavoro.
Esigenze in attesa di risposta
A moderare i lavori Valentina Aprea, esperta di politiche del lavoro ed ex assessore al Lavoro della Regione Lombardia. Nel suo intervento introduttivo, Aprea ha sottolineato come “ci sono almeno tre esigenze nella nostra società che attendono immediata risposta: quelle delle imprese, quelle dei giovani e quella dei formatori e degli educatori che, solamente se considerate come un’unica entità, possiedono le risposte alle tante domande che il nuovo mercato del lavoro richiede”.
Ad aprire gli interventi dei rappresentanti delle Regioni, nel primo panel della giornata, è stata Simona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia “la partnership fra istruzione e aziende sul territorio serve a introdurre efficacemente gli studenti nel mondo del lavoro, orientandoli nella scelta di cosa vogliano fare da grandi”. Il futuro dunque è dei nostri giovani ma anche del modo di lavorare.
Su questo ha ragionato nel suo intervento Vincenzo Colla, Assessore allo Sviluppo economico, Lavoro e Formazione della Regione Emilia-Romagna, secondo cui “il digitale e la tecnologia vanno governati per evitare di creare un sistema in cui vi sono da una parte gli ottimati dell’economia digitale e dall’altra lavoratori ignoranti di innovazione”. Colla ha ricordato come nel 2021, in Emilia-Romagna, oltre 3.500 ragazzi, soprattutto, laureati, sono emigrati all’estero, sottolineando oggi più che mai l’esigenza di trattenere i saperi in Italia, evitando il fenomeno della fuga dei cervelli, perché “il nostro più grande patrimonio come paese manifatturiero e industriale non sono le materie prime, ma le teste”.
Sebastiano Leo, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Puglia, ha paragonato il periodo storico che stiamo vivendo, per grado di dirompenza, al Rinascimento e alla Rivoluzione Industriale e ha ammonito sulla necessità di collegare gli ultimi due anni di scuola con il lavoro in azienda “attraverso lo strumento dell’apprendistato”. Leo ha, inoltre, posto l’attenzione sull’esigenza, per i giovani italiani, di dover “andare oltre la formazione di base e acquisire conoscenze e competenze di alto livello che permettano loro di muoversi agevolmente all’interno del mercato del lavoro”.
Di un “problema di narrazione da superare” ha parlato, invece, Alessandro Galella, Assessore alle Attività produttive, Lavoro e Formazione della Regione Basilicata. “Se per anni nella nostra regione c’è stato un reale problema di disoccupazione – ha detto Galella – oggi è vero il contrario. Sono le aziende che non riescono a trovare forza lavoro e quelle figure professionali di cui hanno bisogno. Solo a Matera, ad esempio, mancano all’appello 3000 lavoratori. Ciononostante, molti lucani sono convinti di non poter trovare lavoro e quindi non si formano. Per questo serve un cambiamento culturale e della narrazione”. In questo senso, Galella ha annunciato la realizzazione, da parte della Regione Basilicata, di un’app che permetterà a chi cerca lavoro di caricare il proprio profilo e alle aziende di intercettare persone nuova forza lavoro.
Il convegno ha ospitato, inoltre, Tiziana Nisini, vicepresidente della Commissione lavoro della Camera, che ha concentrato l’attenzione sulla struttura portante del sistema imprenditoriale del nostro Paese. “Bisogna ricordare che al di là delle grandi aziende che hanno una struttura e riescono comunque a formare in maniera adeguata i propri dipendenti, il nostro tessuto produttivo è composto da piccole e medie imprese e molto spesso la formazione effettuata nelle piccole realtà, che viene vista come un costo, non rimane come patrimonio al lavoratore, anche nell’ottica di un futuro cambiamento di posizione. Al centro ci sono le competenze ma non bisogna disperderle e quindi sarebbe opportuno creare una sorta di fascicolo personale che il lavoratore acquiesce e può mantenere nel suo percorso lavorativo”.
Competenze: la formazione dei giovani
Sul tema del lavoro e della produttività nazionale, ha puntato l’attenzione nel suo intervento Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario: “La transizione energetica e lo sviluppo tecnologico stanno creando delle grandi polarizzazioni, cioè degli enormi aggregati produttivi che si stanno spostando su due continenti: gli Stati Uniti e la Cina. Anche per queste ragioni, le imprese italiane, nel nostro contesto, faticano a gestire la sfida. L’elemento di competizione resta la nostra produzione di eccellenze che vanno difese e potenziate, a partire dalla ricostruzione del sistema scuola che non può più permettersi di perdere studenti e deve, invece, diventare un luogo in cui poter stare bene e formarsi in maniera adeguata. Dobbiamo gettare le basi affinché nel prossimo decennio si creino le condizioni per avere più laureati pronti a promuovere e sostenere le nostre eccellenze e dobbiamo trovare delle soluzioni per sostenere economicamente in maniera adeguata queste professionalità”.
I dati presentati durante il convegno hanno dimostrato che bisogna intervenire soprattutto sui giovani che, stando ai dati dell’Ocse relativi al 2018, sono, per il nostro Paese, abbastanza imbarazzanti. La percentuale dell’Italia nella dispersione scolastica è stata del 14,7%, collocando il nostro Paese nelle ultime posizioni europee con 543mila giovani che hanno abbandonato gli studi. Non solo: stando ai dati Invalsi, in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, un giovane su tre, in età compresa tra i 18 e i 24 anni, non possiede le competenze di base nelle capacità di lettura, nell’effettuare semplici calcoli. Senza considerare la comprensione della lingua inglese, praticamente assente, che è ormai considerata necessaria per i diritti di cittadinanza europea, così come vengono considerati al giorno d’oggi.
Proprio per andare incontro a queste mancanze di base e strutturali, la Fondazione Cassa Depositi e Prestiti ha stanziato un fondo da 1,5 milioni di euro a disposizione di enti del Terzo Settore per contrastare la dispersione scolastica e attivare politiche di integrazione, grazie alla collaborazione di enti che, come si dice, vivono sui territori. Sul tema della formazione dei giovani si è concentrato Luca Malcotti, vicesegretario generale Ugl: “La grande necessità che abbiamo come sistema Paese è quella di introdurre una grande innovazione nelle politiche attive che abbiano una salda guida pubblica, ma che coinvolga il settore privato nell’intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro. Solo così possiamo evitare il rischio di cadere nuovamente negli stessi errori compiuti nel passato. Ossia di formare figure professionali che, nel momento del loro reale inserimento nel mondo del lavoro, non saranno più attuali. Penso ai lavori che oggi vengono considerati giovani e freschi, come quelli di social media manager. Ecco, il rischio che stiamo correndo è quello di formare molti social media manager che, tra dieci, vent’anni, non avranno le competenze richieste da un mercato in continua evoluzione”.
“Il mondo del lavoro reclama con forza la necessità di utilizzare un modello standardizzato ed un linguaggio comune, che consenta alle imprese di reperire facilmente lavoratori in possesso di competenze chiave per la loro mission e che garantisca ai lavoratori la valorizzazione delle proprie competenze” ha dichiarato Francesco Franco, presidente di FondItalia. “Per noi che ci occupiamo di promuovere la formazione continua e l’accrescimento delle competenze, preme anche che si giunga presto alla possibilità di garantire la spendibilità degli apprendimenti acquisiti, con la possibilità di valutarne l’entità e la messa in trasparenza”.
Un nuovo strumento per le competenze
Tra gli strumenti, durante il convegno, si è infatti discusso di Europass che, da quasi 20 anni, è lo strumento ideato dall’Unione europea per facilitare l’attività lavorativa nei Paesi membri, ma che, come è emerso durante il dibattito, “in Italia si è fermato alla stesura di un curriculum vitae”. Di fatto, nel nostro Paese i passaggi legati a Europass (introdotto nel 2005) non sono stati elaborati appieno, soprattutto quelli legati alle competenze digitali e alle esperienze personali dei giovani italiani.
Oggi, oltre a Europass, è a disposizione dei sistemi di valutazione anche l’EQF, il Quadro delle qualificazioni europee delle competenze che, come è stato detto, “rende comprensibile ad ogni formatore e datore di lavoro il livello di istruzione e le capacità professionali di ogni giovane studente o lavoratore”. Su questa scia si è mosso il Fondo paritetico per la formazione continua FondItalia che, come ha spiegato Egidio Sangue, direttore e vicepresidente del Fondo, “ha ideato uno strumento, denominato C+, che sarà presto a disposizione delle imprese. Lo strumento, che utilizza i descrittori e le relazioni presenti nell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, ha come finalità quella di offrire ai lavoratori un percorso assistito per mettere in trasparenza, attestare e validare le competenze acquisite lungo l’arco della vita, quindi non solo il proprio percorso di studi e professionale, ma anche le proprie qualità, le skill acquisite nel corso della propria vita lavorativa, le proprie capacità in determinati settori operativi e i propri talenti, consentendo alle imprese ricerche mirate per incrementare la propria squadra di collaboratori”.
Il convegno si è chiuso con l’intervento di Carlo Barberis, presidente di ExpoTraining: “Oggi le scuole si stanno attrezzando per la formazione dei docenti e stanno lavorando per indirizzare gli studenti in un percorso che poi condurrà al mercato del lavoro e così contribuirà a superare il gap tra domanda e offerta. Per la prima volta la scuola parla di orientamento, di tutor e crediamo che sia la via giusta che vogliamo intraprendere proprio nell’anno europeo delle competenze. Di questo e altri temi parleremo ad ExpoTraining a Milano a novembre”.