Sai chi sono i boomerang employees?

Il fenomeno, ancora non incisivo in Italia, include i professionisti che sono tornati a occupare il posto di lavoro pre-pandemia: Robert Walters ne analizza cifre e tendenze

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Boomerang Employees

Boomerang employees: nuova tendenza dal mondo anglosassone?

Forse è presto per dirlo, ma un sondaggio condotto in Regno Unito, Irlanda e Stanti Uniti su oltre 3.000 professionisti da Robert Walters ci offre qualche spunto di riflessione. Il 71% degli intervistati, infatti, afferma che non gli dispiacerebbe tornare nell’azienda per cui lavorava prima della pandemia. Inoltre, la metà ammette che le ragioni delle dimissioni non sono più valide nell’attuale contesto del mercato del lavoro.

Come “nascono” i boomerang employees

Lo stesso sondaggio ha rivelato anche che il 45% dei professionisti che si sono dimessi dopo il lockdown era motivato da uno stipendio più allettante. Il 35% dalla ricerca di una cultura aziendale più allineata ai valori personali. A distanza di due anni, il 48% dei professionisti ammette che l’azienda nella quale si trova attualmente non soddisfa più le aspettative. Tra questi, una persona su tre conferma che ciò è dovuto all’aumento del costo della vita e che il modello di lavoro da remoto non risulti più così attraente.

“Nel corso del 2021 abbiamo assistito alla concessione di stipendi record, accompagnati da promesse di una cultura ibrida e flessibile. Oggi, molti di quei salari sono stati congelati e molti professionisti non vedono più il loro lavoro e la loro azienda sotto la stessa luce. Al giorno d’oggi, i talenti più preparati e ricercati cambiano impresa ogni 6-12 mesi alla ricerca di un piccolo miglioramento salariale o di benefit, senza alcun tipo di impegno o senso di appartenenza”, spiega Davide Maccagni, Country Director di Robert Walters Italia.

Arriveranno anche in Italia?

In Italia, il fenomeno dei boomerang employees sta gradualmente guadagnando popolarità, anche se non esistono dati specifici sulla sua diffusione. Tuttavia, è possibile osservare alcune tendenze. L’Italia ha infatti una cultura lavorativa tradizionalmente legata alla stabilità e alla fedeltà all’azienda. Tuttavia, negli ultimi anni, si è verificato un cambiamento nel mercato del lavoro, con un aumento della mobilità professionale.

I boomerang employees in Italia spesso lasciano un’azienda per svariati motivi, come la ricerca di nuove opportunità di carriera, migliori condizioni economiche e di responsabilità professionale, o la volontà di acquisire competenze aggiuntive. Successivamente, potrebbero tornare alla stessa azienda. Attratti da cultura aziendale positiva, buone condizioni di lavoro o possibilità di sfruttare le competenze acquisite.

L’opinione delle aziende

L’82% dei professionisti intervistati ammette di aver mantenuto i contatti con il proprio precedente manager nell’ultimo anno. Il 29% conferma di averlo fatto in caso di nuove opportunità di lavoro. Solo 1 professionista su 5 ha chiuso completamente la porta al suo ex datore di lavoro. Mentre il 18% ha dichiarato di non avere contatti con il suo ex manager.

Inoltre, il 44% dei responsabili delle assunzioni dichiara di esitare a riprendere un dipendente che ha lasciato l’azienda. D’altra parte, solo 1 manager su 5 conferma che prenderebbe in considerazione il candidato solo se fosse stato una persona esemplare ed eccezionale nel suo lavoro. Qui però entra in gioco la guerra dei talenti: i selezionatori si trovano a essere più aperti a tutti i profili, indipendentemente dal fatto che abbiano già lavorato in azienda o meno. Tra i vantaggi dell’inserimento di un ex dipendente, c’è poi la familiarità con i processi e la conoscenza su compiti e obiettivi.

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