Come aumentare la partecipazione formativa dei lavoratori

Basso livello di istruzione, scarsa partecipazione degli adulti a corsi di formazione, mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione del time to competence: si rafforza il dibattito sul fronte della formazione e del lavoro, su cui c’è ancora tanto da fare

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Partecipazione formativa dei lavoratori: convegno Enzima12

Nel confronto con gli altri Paesi europei, la partecipazione formativa dei lavoratori in Italia è arretrata: si trova al quindicesimo posto, davanti solamente a Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia e Romania.

Le cause sono diverse, ma principalmente riconducibili a due aspetti. Da una parte, gli scarsi investimenti pubblici e privati in formazione, dall’altra le difficoltà di inclusione dei target vulnerabili. Costituiti ad esempio da neet, over 50 e percettori di sostegni. La crescita è rallentata anche dal basso livello di istruzione: 4 italiani su 10 in età adulta sono senza diploma. E meno del 27% possiede un titolo d’istruzione terziaria (tra le ultime posizioni in Europa).

Tutti questi gap vanno a influire su altre questioni, come il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e gli effetti dell’inverno demografico. Un recente rapporto dell’ufficio studi di Cassa e Depositi e Prestiti ha stimato infatti la perdita di 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Ogni posto di lavoro non coperto, come ogni lavoratore sottoinquadrato, significa minore attività, salari più bassi, meno Pil.

Si rende così necessario un decisivo cambio di rotta. Attuabile solamente grazie a un’azione congiunta di istituzioni, politica e operatori nell’ambito della formazione. Aumentando gli investimenti soprattutto per le fasce più vulnerabili.

Partecipazione formativa: la tavola rotonda

“La formazione dei lavoratori – Opportunità per il futuro e vincoli di bilancio”, la tavola rotonda organizzata a Roma a fine novembre da Enzima12, ha riunito personalità di diversi settori, dal politico istituzionale al mondo d’impresa, fino a quello accademico.  Obiettivo, fare un punto sulla situazione per trovare nuove convergenze tra gli attori coinvolti. “Il guardare costantemente all’innovazione ci fa vivere il nostro percorso di crescita con una duplice ambizione”, commenta Vincenzo Vietri, cofounder di Enzima12, cofounder di 12Venture e ceo di Skills. “Da un lato quella di chi fa impresa in modo sano e sostenibile, dall’altro quella di chi intende favorire la crescita di un comparto troppo spesso legato a logiche di intervento non al passo con i tempi. Ci occupiamo di servizi per la formazione e per il lavoro ma sin dalla nostra nascita, ormai più di un decennio fa, abbiamo guardato allo sviluppo senza tralasciare mai gli investimenti in innovazione”.

Aggiunge Walter Rizzetto, presidente della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati: “In questi anni le aziende italiane hanno perso grandi opportunità a livello formativo, con risvolti anche in termini di occupabilità. I dati ci dicono che il 32,7% della popolazione svolge poco o male attività di formazione e solo meno del 20% di lavoratori è beneficiario di formazione continua, percentuale che inevitabilmente dobbiamo impegnarci a triplicare nei prossimi anni. La politica deve correre insieme a realtà come Enzima12 su formazione e lavoro. Serve informare le imprese sulle enormi possibilità della formazione continua”.

L’importanza dei fondi interprofessionali

Strumenti fondamentali e integrativi agli interventi politici in un quadro organico e di sistema. I fondi interprofessionali devono supportare la politica: la loro sfida consiste nel colmare il vuoto delle certificazioni e delineare una linea per risolvere il problema del trattamento dei contributi per la formazione alla stregua degli aiuti di Stato.

Investire nei fondi significa anche rafforzare l’apparato territoriale in chiave di coesione. Bisogna pertanto far conoscere ancora di più i fondi ai lavoratori e agli imprenditori. Inoltre, è fondamentale anche favorire il dialogo tra le principali piattaforme italiane, connettendo la richiesta di formazione di nuove professionalità in base alle richieste del mercato.

Formazione, occupazione e digitalizzazione

La formazione, infine, deve essere finalizzata all’assunzione: serve pertanto parlare dell’aspetto occupazionale dopo la formazione. “Se il divario si allarga, il sistema paese perderà un pezzo molto importante soprattutto in termini di occupabilità. Bisogna delineare una strategia che incrementi la formazione sul digitale nelle scuole, nelle università e nelle imprese, perché ancora poco si parla e si affronta la questione STEM”, commenta Eleonora Faina, direttore generale di Anitec Assinform di Confindustria. Non si possono tuttavia dimenticare i lavori manuali, come sottolineato dalla senatrice Paola Mancini. “Serve un cambio culturale: molto spesso imprese e imprenditori non conoscono e non sanno nulla della formazione continua”, spiega.

Il dibattito europeo sulle misure per affrontare con successo la transizione digitale e quella ecologica ha riportato al centro la formazione continua. Una delle poche strade percorribili per promuovere lo sviluppo del capitale umano e i diritti di cittadinanza dei singoli. Oltre alla competitività del Sistema Paese.

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