di Tiziano Menduto |
Non c’è dubbio che in questi anni, con una accelerazione durante il periodo pandemico, le tecnologie digitali abbiano profondamente trasformato la nostra società e la nostra vita quotidiana.
Riguardo ai mutamenti nel mondo del lavoro, se in molti ambiti lavorativi questa evoluzione tecnologica e digitale offre a datori di lavoro e lavoratori interessanti opportunità, non bisogna dimenticare che presenta anche grandi sfide e rischi in termini di salute e sicurezza. Infatti, come segnalato in un’indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (Esener2019), la stragrande maggioranza delle aziende dell’Unione europea ha integrato le tecnologie digitali (robot, computer portatili, smartphone, dispositivi indossabili, ecc.) nelle proprie attività. Ma meno di un posto di lavoro su quattro discute del potenziale impatto di tali tecnologie sulla sicurezza e la salute dei lavoratori
Lavoro sano e sicuro nell’era digitale
Per affrontare questi temi è stata promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) una nuova campagna europea, per il triennio 2023/2025, dal titolo “Lavoro sano e sicuro nell’era digitale”.
Correlata alle tante campagne europee “Ambienti di lavoro sani e sicuri” presentate in questi anni, la campagna intende sensibilizzare le aziende e i lavoratori sull’impatto della digitalizzazione sul lavoro e sui luoghi di lavoro e alle correlate sfide e opportunità in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL). Nella presentazione, l’Agenzia ricorda che la crescente digitalizzazione dell’economia e sul posto di lavoro offre anche nuove opportunità per migliorare salute e sicurezza.
Riprendiamo alcuni esempi:
- automazione e sistemi tecnologicamente avanzati che permettono di relegare alle macchine i compiti ripetitivi, ad alta intensità di lavoro e non sicuri;
- robotica e intelligenza artificiale che supportano e sostituiscono i lavoratori in ambienti di lavoro pericolosi;
- tecnologie digitali e per il miglioramento delle prestazioni (ad esempio gli esoscheletri) che possono favorire l’accesso al lavoro per lavoratori svantaggiati o situati in aree con scarse opportunità;
- migliore monitoraggio combinato con i big data che consente interventi più tempestivi ed efficaci;
- maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata, flessibilità e autonomia per i lavoratori che possono lavorare da casa.
Le tecnologie digitali possono essere importanti anche nel monitoraggio dei fattori di rischio (rumore, sostanze chimiche, polvere e gas) e di vari parametri dei lavoratori (frequenza cardiaca, pressione sanguigna, postura, ecc.). Inoltre, il lavoro da remoto diminuisce l’esposizione ad alcuni fattori di rischio, quale per esempio l’esposizione a violenze o abusi verbali.
Sfide e rischi
Tuttavia, esistono anche sfide e rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro. Questi alcuni esempi:
- monitoraggio digitale, perdita di autonomia, intensificazione del lavoro e della pressione per ottenere prestazioni di un certo livello;
- posti di lavoro dei quadri intermedi sostituiti da algoritmi che assegnano i compiti ai lavoratori e ne monitorano le prestazioni;
- perdita del controllo sul lavoro, frammentazione delle mansioni in compiti molto semplici da eseguire in modo standard, restringimento del contenuto del lavoro e dequalificazione delle mansioni;
- isolamento dei lavoratori, aumento delle interazioni virtuali e perdita del supporto dei pari;
- decisioni errate o ingiuste sui lavoratori derivanti da processi automatizzati o semiautomatizzati che utilizzano dati e/o software contenenti errori;
- responsabilità poco chiare in materia di SSL e di applicabilità dell’attuale quadro normativo;
- mobilità, flessibilità, disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e confusioni dei confini tra lavoro e vita privata.
L’indagine Esener 2019 ha rilevato che l’aumento dell’uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro è legato allo sviluppo di rischi psicosociali. Connessi, ad esempio, alla pressione del tempo, alla scarsa comunicazione o cooperazione, all’insicurezza del posto di lavoro e ad attività su turni lunghi o con orari irregolari. In altre indagini, gli intervistati dichiarano che le tecnologie digitali li portano a lavorare da soli, riducendo la loro autonomia e aumentando il loro carico di lavoro.
Come vincerli nell’era digitale
Tuttavia, i rischi dell’era digitale si possono ridurre. Per esempio, come ricordato da Maurizio Curtarelli, Senior Research Project Manager Prevention and Research Unit dell’Agenzia europea, da me intervistato in apertura di campagna, ponendo sempre “l’essere umano al centro” dei processi lavorativi. Ed è importante “adottare un approccio olistico nel riflettere sull’uso delle tecnologie e l’impatto su salute e sicurezza”.
Le “tecnologie in sé per sé sono neutre” e devono essere considerate tenendo conto, ad esempio, delle specifiche interazioni con le dinamiche del luogo del lavoro e del modo in cui vengono utilizzate. Tutti aspetti affrontati dalla nuova campagna europea.
Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano online sulla sicurezza.