Il passaggio generazionale nelle Pmi, specialmente in quelle di tipo familiare, riveste un’importanza cruciale per la continuità e la prosperità aziendale.
Questo processo richiede, però, una pianificazione accurata, competenze specializzate e una visione a lungo termine. Le difficoltà non mancano, stando ai dati della ricerca condotta da I-AER (Institute of Applied Economic Research) su un 402 pmi familiari distribuite su tutto il territorio italiano. Una visione approfondita dell’impatto del passaggio generazionale: settori coinvolti, sfide e requisiti fondamentali per farlo con successo.
Fabio Papa, fondatore di I-AER e docente di economia, conferma che “l’invecchiamento della popolazione imprenditoriale, con oltre il 56% degli imprenditori italiani oltre i 50 anni, pone di fronte a una sfida senza precedenti. Si richiede un approccio pragmatico e pianificato per i prossimi 10 anni, al fine di preservare e valorizzare il prezioso patrimonio”.
Passaggio generazionale in numeri
Le pmi costituiscono la maggioranza del tessuto imprenditoriale. Rappresentano l’80% delle imprese e il 42% del fatturato (circa 1,45 miliardi di euro). Il 40% di queste imprese, 1,4 milioni, sono attualmente guidate da imprenditori di età media superiore ai 52 anni. E affronteranno dunque il passaggio generazionale nel giro dei prossimi 10 anni. Si parla di un ritmo di 396 passaggi al giorno di aziende tra generazioni di imprenditori fino al 2034.
Tra i settori più coinvolti: alloggio e ristorazione (46%), commercio (35%), manifatturiero (28%), servizi (22%) e costruzioni (20%). Queste imprese incidono notevolmente sull’occupazione e sul valore aggiunto del Paese. Sottolineando l’importanza di un adeguato passaggio generazionale per garantire la stabilità economica.
3 sfide per le pmi familiari e come affrontarle
Dal campione analizzato sono emerse le priorità e le sfide principali che le pmi a conduzione familiare devono affrontare:
- mancanza di comunicazione e visione strategica condivisa (23%): la scarsa comunicazione tra generazione senior e junior può ostacolare il passaggio generazionale, creando incomprensioni e ritardi nel processo di transizione;
- valori diversi dovuti alla differenza di età (23%): persone di diverse età hanno opinioni e idee diverse, in base alle esperienze vissute durante la loro vita;
- difficoltà dei senior a lasciare spazio (17%): la generazione senior potrebbe essere riluttante a cedere il controllo dell’azienda, resistendo al cambiamento e alla modernizzazione.
Il team di ricercatori, però, ha messo in evidenza anche gli elementi chiave per un passaggio generazionale di successo. Si tratta di: chiarezza dei ruoli e delle responsabilità all’interno dell’organizzazione (14%); comunicazione sana tra le due generazioni e trasparenza rispetto agli obiettivi (13%); motivazione e/o interesse da parte della generazione entrante nei confronti dell’azienda (13%).
Altri elementi importanti anche se di minore impatto: fiducia da parte della generazione senior verso quella junior (o viceversa), competenze sul fronte tecnico, gestionale e organizzativo della nuova generazione, leadership nella generazione entrante, propensione da parte del vertice aziendale nel trasferire e/o delegare le competenze-chiave, esperienza al di fuori dell’azienda prima che un membro della generazione, meccanismi di governance formalizzati sull’assetto proprietario e gestionale, stabilità dell’assetto economico, finanziario e patrimoniale dell’azienda e conflitti familiari assenti.
Quali rischi si corrono?
Ovviamente, un passaggio generazionale disorganizzato può portare a una discontinuità che influisce negativamente sulle performance aziendali. Ciò può causare la chiusura dell’azienda, con conseguente perdita di posti di lavoro e dispersione di competenze. Inoltre, può contribuire al deterioramento dell’economia locale e nazionale.
Confrontando un gruppo di imprese che ha gestito il passaggio generazionale a due anni dal subentro della nuova generazione, rispetto a chi non l’ha gestito, emerge che il presidio di questo tema ha dei benefici economici non indifferenti.