Il lavoro domestico è da sempre considerato un settore “anziano”: in realtà gli under 30 nel settore sono 51 mila e sono soprattutto italiani.
Se a livello nazionale il tasso di disoccupazione è pari a 22,7%, in Sicilia il valore arriva al 42% e in Calabria al 44,4%. In queste aree anche il lavoro domestico diventa un’importante opportunità di lavoro per i giovani. Il Rapporto annuale curato dall’Osservatorio Domina, si focalizza anche sull’evoluzione dei giovani (under 30) nel settore del lavoro domestico. Questi 51 mila lavoratori domestici (regolari), rappresentano il 5,7% totale lavoratori domestici.
L’analisi della serie storica evidenzia come il valore sia tornato a crescere dal 2020 e come nel 2022 si registri una nuova flessione. La crescita del 2020, esattamente come quella del 2012, è influenzata dalle regolarizzazioni fatte nell’anno. I dati complessivi nascondono quindi due tendenze opposte, da evidenziare considerando separatamente i lavoratori italiani da quelli stranieri.
Giovani e lavoro domestico: le tendenze
Le serie storiche esprimono chiaramente le tendenze degli ultimi dieci anni. Nel 2012 i lavoratori domestici italiani “giovani” erano 14 mila. Il numero è cresciuto arrivando a quasi 18 mila nel 2022 (+21%). Tuttavia, malgrado il trend di crescita sia confermato nel lungo periodo, si registra una forte flessione nell’ultimo anno.
I lavoratori stranieri, invece, hanno registrato dal 2012 al 2019 un trend opposto, di calo costante, invertito solo nel 2020-21 a seguito delle procedure di emersione per fronteggiare la pandemia. Complessivamente, il numero di lavoratori stranieri è diminuito del 75% nel periodo 2012-2022. Il calo degli stranieri e il contemporaneo aumento degli italiani hanno avuto come conseguenza diretta l’aumento, in percentuale, della componente autoctona, passata dal 9,9% al 35% del totale under 30. Quindi se nel 2012 il 10% dei lavoratori domestici under 30 era italiano, oggi la percentuale è cresciuta al 35%.
Identikit dei lavoratori domestici under 30
Si tratta di quasi 18 mila giovani lavoratori domestici che nel 2022 avevano meno di 30 anni. Le donne rappresentano l’82% del totale. La maggior parte di questi giovani domestici (58%) si occupa di assistenza alla persona, ovvero “badante”, il restante 42% è inquadrato come colf. Mediamente guadagnano 3.700 euro, importo medio che deriva sia dall’orario ridotto (il 55% lavora meno di 19 ore a settimana) sia dalla durata dei contratti. Un lavoratore su due non supera i 6 mesi. Solo il 7% supera i 10 mila euro di retribuzione annua, del resto meno di un lavoratore su dieci lavora almeno 35 ore a settimana.
La maggior parte di questi lavoratori si trova nel Sud (47%). A livello regionale, il maggior numero di persone con nazionalità italiana si concentra in Sardegna (3,2 mila). Addirittura più che in Lombardia (2 mila) e Lazio (1,8 mila). Se poi andiamo a vedere come cambia l’incidenza di questi lavoratori “giovani” sul totale del lavoro domestico italiano, in Calabria un lavoratore domestico su 10 è under 30. Di contro, il fenomeno è molto basso in Veneto (4,3%) ed Emilia Romagna (4,4%).
Il percorso degli stranieri
Situazione diversa per quel che riguarda i giovani lavoratori stranieri, che sono oltre 33 mila nel 2022. Nella maggior parte dei casi si tratta di colf (66%) e l’analisi di genere mette in evidenza la forte presenza maschile (42%). I dati sono comunque influenzati dalla recente regolarizzazione. In molti casi il lavoro domestico è la porta d’ingresso per il lavoro regolare, ma una volta acquisiti i documenti i migranti cambiano settore economico.
Rispetto agli italiani guadagnano di più (5.200 euro), infatti il 41% lavora dalle 25 alle 29 settimane ed il 55% ha dichiarato nel 2022 almeno 6 medi di lavoro. Diversamente dagli italiani si trovano al Nord (59%), dato in linea con la maggiore presenza straniera nelle regioni del Nord d’Italia. Mentre le regioni con la maggiore incidenza sono Campania (7,2%), Calabria (7,0%) e Sicilia (7,0%).
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina, “il lavoro domestico rappresenta non solo una necessità per le famiglie italiane, ma anche un’opportunità di lavoro per i giovani. In particolare, nelle regioni del Sud caratterizzate da un alto tasso di disoccupazione giovanile, il lavoro domestico può rappresentare un ambito di lavoro sicuro, formativo e duraturo”.