I fringe benefit sono uno strumento chiave per il benessere economico delle famiglie e per la ripresa dei consumi.
Nel 2024, proprio grazie alla leva del welfare privato, si stima una crescita dello 0,8% rispetto al 2023. La previsione è elaborata da The European House – Ambrosetti, sulla base di una ricerca commissionata da Edenred Italia. La survey condotta su un campione di 273 aziende evidenzia come nel 2023 solo il 28% dei datori di lavoro intervistati abbia offerto ai propri collaboratori fringe benefit per un controvalore fno alla soglia di esenzione massima di 3.000 euro.
Fringe benefit, tra adozione e timori
Il 40%, inoltre, dichiara di non avervi fatto ricorso, motivando la mancata adozione dello strumento con il timore di creare disparità e malcontento per l’eccessiva differenza di trattamento tra lavoratori con e senza figli. Dall’altra parte, prosegue il sondaggio, per il 96% delle aziende i fringe benefit sono ritenuti un acceleratore di benessere e inclusione per i dipendenti. I quali, per 4 intervistati su 5, devono poter usufruire di soglie di esenzione uguali per tutti. Condizione quest’ultima che ne agevolerebbe un maggiore ricorso.
Uno strumento fondamentale
I fringe benefit restano uno strumento fondamentale per il benessere economico in una fase segnata da una forte pressione inflattiva, che ha eroso il reddito disponibile delle famiglie meno abbienti di oltre un terzo nel 2022 e di un ulteriore 4% nel 2023. In tale contesto, i benefit hanno consentito di alleggerire i bilanci famigliari nelle voci di spesa soggette ai maggiori tassi di inflazione. Nel 2023, oltre il 76% dei buoni acquisto rimborsati da Edenred è stato utilizzato per prodotti alimentari (57%) e carburanti (19%).
L’utilizzo dei fringe benefit, al pari di tutte le prestazioni di welfare aziendale, resta tuttavia uno strumento ancora sottoutilizzato. Quindi con una relativa capacità di incidere sui redditi delle famiglie. Mentre il welfare pubblico, per il quale nel 2021 la spesa è stata pari a 623 miliardi – il 34,9% del Pil, sesto valore più alto tra i paesi Ue – sostiene il 37,6% delle entrate delle famiglie, le prestazioni private coprono solamente il 2,7%.