Le tre aziende hanno ottenuto il Randstad Employer Brand 2022, riconoscimento assegnato sulla base dei risultati della ricerca indipendente che misura il livello di attrattività percepita da parte dei potenziali dipendenti. Atmosfera di lavoro piacevole, equilibrio lavoro-vita privata e buona retribuzione sono i fattori più importanti nella loro scelta del datore di lavoro.
L’indagine conferma anche il fenomeno delle “grandi dimissioni” in Italia. Un lavoratore su dieci ha cambiato azienda nella seconda metà del 2021. Ben il 25% prevede di farlo entro i prossimi sei mesi. Inoltre, il futuro del lavoro risulta essere necessariamente ibrido. Se oggi il 37% dei lavoratori italiani opera da remoto, il 96% di chi è smart working continuerà ad esserlo nei prossimi mesi, anche se in minor misura. Per l’ultima Employer Brand Research, Randstad ha intervistando a livello italiano 6.590 persone di età compresa tra i 18 e 64 anni, tra studenti e occupati e non occupati, circa l’attrattività di 150 potenziali datori di lavoro.
Randstad Employer Brand 2022: le motivazioni
A vincere la classifica Ferrero, che tra diversi fattori di Employer Value Proposition presenta la migliore performance per sicurezza del posto di lavoro. Ma anche ottimi posizionamenti per atmosfera di lavoro piacevole e work-life balance. Al secondo posto, Thales Alenia Space, con risultati di eccellenza in particolare per contenuto di lavoro interessante e in generale buoni risultati nella media. In terza posizione, Automobili Lamborghini, che vince per visibilità del percorso di carriera ed è tra le migliori per reputazione, retribuzioni e benefit e sicurezza del posto di lavoro.
Si segnalano anche Ferrari, miglior datore per atmosfera di lavoro piacevole, retribuzione, contenuto di lavoro interessante e reputazione, Eli Lilly per equilibrio vita lavorativa e privata, Amazon per solidità finanziaria, Accenture per possibilità di lavorare da remoto e Pietro Fiorentini per impegno nel “give back” alla società.
Cosa cercano i lavoratori italiani
Secondo la ricerca, i fattori più importanti nella scelta del datore di lavoro sono l’atmosfera di lavoro piacevole e l’equilibrio tra lavoro e vita privata (entrambi identificati dal 65% dei lavoratori). Seguiti a poca distanza da retribuzione e benefit (61%). Poi vengono la sicurezza del posto di lavoro (58%) e la visibilità del percorso di carriera (54%). Questi fattori non coincidono con quanto offerto dalle aziende, che – secondo la percezione dei lavoratori – puntano invece soprattutto su stabilità/solidità finanziaria, ottima reputazione e sicurezza del posto di lavoro.
L’11% dei lavoratori italiani ha cambiato datore di lavoro nella seconda metà del 2021. In particolare giovani sotto i 34 anni e profili con alto livello di istruzione. Ma sorprende il 25% che prevede di cambiare lavoro entro 6 mesi, soprattutto lavoratori under 55. I canali più utilizzati da chi cerca un nuovo lavoro sono le Agenzie per il lavoro (per il primo anno al primo posto, con il 26% delle preferenze), LinkedIn (25%) e i contatti personali (24%). Seguiti dai portali del lavoro come Indeed o Monster (20%), la ricerca su internet tramite Google (19%), Infojobs (18%), Subito.it (16%), i social media (16%) e i siti internet delle aziende (14%).
Formazione e flessibilità
Quasi due lavoratori italiani su tre (il 65%) ritengono la crescita professionale molto importante. L’80% considera fondamentale che il datore di lavoro offra possibilità di riqualificazione/miglioramento delle competenze. Ma, secondo i dipendenti, meno della metà dei datori di lavoro (47%) offre sufficienti opportunità di formazione. Una conferma dell’importanza di reskilling-upskilling viene dal 72% di lavoratori italiani che rimarrebbe con il proprio datore di lavoro se gli fossero offerte opportunità di formazione.
C’è poi il tema dell’equilibrio vita-lavoro. Per sostenerlo, gli italiani chiedono soprattutto flessibilità del lavoro (indicata dal 42%, soprattutto le donne). E poi tre azioni alla stessa importanza: benefit (34%), agevolazioni (34%) e sviluppo di carriera (31%). Mediamente, i dipendenti hanno già intrapreso almeno un’azione per migliorare il loro work-life balance. La maggioranza dei casi (22%) ha aumentato il lavoro da remoto, mentre il 18% lavora in fasce orarie più flessibili (18%).
Come va lo smart working
Il 37% dei lavoratori intervistati opera attualmente da remoto, contro il 50% del 2021. Tra chi non lavora da remoto, c’è un 26% per cui è impossibile o non è consentito per il tipo di attività o mansione. Praticamente tutti – il 96% – quelli che lavorano da remoto credono che continueranno a farlo nei prossimi mesi, anche se non nella misura attuale. Tra questi, il 78% si aspetta un misto da remoto e presso la sede (nella misura 20-80%). Il 18% lavorerà da remoto almeno nove decimi del tempo e il 4% si aspetta si lavorare da remoto al massimo un decimo del tempo.