Obiettivo del Congresso, formulare la proposta di un nuovo modello di immigrazione per la collaborazione familiare, partendo da una revisione del sistema di ingresso che superi l’inadeguatezza dell’attuale legislazione.
La proposta di Api-Colf si basa sostanzialmente su tre punti: quote di ingresso riservate a colf e badanti; specifica formazione professionale conseguita prima dell’ingresso in Italia; regolarizzazione delle persone presenti in Italia, a seguito di una verifica delle effettive competenze conseguite, e inserimento lavorativo.
Gli interventi istituzionali
Antonia Paoluzzi, presidente nazionale Api-Colf ha rivolto i saluti di apertura, ringraziando tutti i presenti. I primi saluti sono stati quelli di Cardinal Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Tramite un video messaggio, ha sottolineato l’importanza del lavoro domestico e la necessità che le figure che vi si dedicano siano formate e qualificate, a tutela delle persone che aiutano, ma anche dei loro stessi diritti.
Anche il Ministro per la Famiglia, Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella, ha mandato una nota scritta nella quale sottolinea l’importanza degli assistenti familiari. Una forma di welfare e di sostegno per le famiglie, spesso indispensabile, soprattutto nello scenario odierno. “Per la giornata di oggi avete posto la vostra attenzione sul tema specifico dell’immigrazione – scrive Roccella -. Una proposta che promette di essere estremamente interessante, non solamente perché contribuisce all’immigrazione legale, ma perché al tempo stesso sostiene in modo robusto le famiglie. Favorisce la piena integrazione degli immigrati nel tessuto della nostra società, inserendoli concretamente nella vita quotidiana di tanti di noi”.
Modello di immigrazione per la collaborazione familiare
La relazione della presidente di Api-Colf nazionale è cominciata ricordando l’impegno multiculturale di quasi 50 anni da parte dell’associazione. Poi, le proposte: “Il fine è proporre un modello di immigrazione per la collaborazione familiare che alimenti gli attraversamenti legali e marginalizzi quelli illegali. Tendendo comunque a far rientrare il soggiorno nell’alveo della legalità affinché, seppure nell’ambito delle situazioni di estremo disagio, l’impegno nella collaborazione familiare si traduca in una scelta consapevole o, quanto meno, in una convinta adesione e non costituisca un ripiego”, spiega la presidente Paoluzzi.
L’informazione e la formazione sulle aspettative delle famiglie, ma anche sui diritti e sui doveri di cui diventa titolare chi vive e lavora nel cuore delle nostre famiglie, è importante per il benessere delle famiglie e degli immigrati. Per dare concretezza alle proposte, servono accordi bilaterali con le autorità dei paesi di provenienza. E la concessione di permessi temporanei di soggiorno per motivi di lavoro a coloro che frequentano i corsi di formazione certificati.
I dati dell’immigrazione in Italia
Gli immigrati presenti in Italia sono 5 milioni, da 5 anni rappresentano una presenza stabile, vengono da 198 paesi del mondo, portano un patrimonio culturale ricco e variegato. Le donne sono il 51,2 % e la loro età media è intorno ai 35 anni, quindi in media gli stranieri residenti in Italia sono più giovani degli italiani. Durante la pandemia, a perdere il lavoro sono state in prevalenza donne e stranieri. Nel nostro Paese c’è un deficit di programmazione, le istruzioni non hanno uno strumento per identificare il fabbisogno: nelle indagini Excelsior le famiglie non sono intervistate. Il problema dell’invecchiamento di colf e badanti è evidente, si tratta di un lavoro logorante. Tuttavia molte persone arrivano all’età di pensionamento spesso senza un riconoscimento contributivo, chi rimane può sperare solo in una pensione sociale.
Le priorità sottoposte al Governo sono dunque: una nuova fiscalità che possa dare alle famiglie la possibilità di regolarizzare i collaboratori e le collaboratrici familiari e domestiche e il riconoscimento del lavoro domestico come professione. “Lavoreremo per dare visibilità ai contenuti emersi da questo Congresso. Un nuovo modello di immigrazione per la collaborazione familiare basato su lavoro, formazione e qualificazione, in funzione dell’esperienza cinquantennale che racconta l’impegno e la competenza di Api-Colf”, conclude Paoluzzi.