Se il pericolo arriva dal radon

Ritardi e novità nella prevenzione dei rischi da radiazioni ionizzanti presenti in diversi settori lavorativi.

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di Tiziano Menduto* |

Un recente aggiornamento sulle procedure aperte con l’Unione Europea mostra che le procedure di infrazioni, che spesso arrivano a comportare pesanti sanzioni per il nostro Paese, sono più di 90. E se la maggior parte di queste riguardano violazioni del diritto dell’Unione, più di venti sono relative a ritardi nel recepimento di direttive comunitarie, spesso anche direttive in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

In questo contributo ci soffermiamo in particolare sui ritardi del recepimento, avvenuto solo il 31 luglio scorso, di una direttiva dell’Unione Europea, la Direttiva 2013/59/Euratom del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Una direttiva importante non solo perché sono diversi i lavoratori e gli ambienti di vita che possono essere esposti alle conseguenze delle radiazioni ionizzanti, ma anche perché, rispetto al passato, si è evoluta la conoscenza scientifica degli effetti sulla salute e dei limiti tollerabili per il nostro organismo.

Le radiazioni ionizzanti

Dopo aver sottolineato i frequenti ritardi del nostro Paese nel recepire le direttive europee, veniamo a dare qualche informazione generale sulle radiazioni ionizzanti e sul contenuto della direttiva europea e del decreto di recepimento.

Le radiazioni ionizzanti sono particolari tipi di radiazioni che sono presenti in diversi settori lavorativi. Nel settore medico per attività di diagnosi e terapia – ad esempio con riferimento a radiografie e tomografie e all’attività di radiologi, radioterapisti – e nel settore industriale dove le radiazioni ionizzanti possono essere usate per effettuare controlli non distruttivi in vari ambiti (ad esempio radiografie di componenti meccanici o misure di spessore di un materiale). Le radiazioni ionizzanti sono poi utilizzate anche in altri settori. Ad esempio, nell’agricoltura e nell’industria alimentare, nello studio dei beni culturali o anche in varie applicazioni relative alla sicurezza.

Riguardo poi all’esposizione a radiazioni ionizzanti le eventuali conseguenze sulla salute sono rappresentate principalmente dai danni somatici stocastici, cioè dalla accresciuta probabilità di contrarre, per gli esposti, patologie quali leucemie e tumori. E un’altra tipologia di danno è rappresentata, invece, dai danni genetici stocastici (accresciuta probabilità di aborti spontanei, malattie ereditarie ecc.).

Non bisogna poi dimenticare che ci sono anche radiazioni ionizzanti di origine naturale. Buona parte dell’esposizione della popolazione a radiazioni ionizzanti è infatti dovuta a sorgenti di origine naturale come i raggi cosmici derivanti dal sole e il radon (gas radioattivo prodotto dal decadimento degli atomi di uranio e di torio presenti nelle rocce). Possono essere esposti al radon, ad esempio, i lavoratori che svolgono la propria attività in luoghi di lavoro sotterranei o in zone identificate come “aree a rischio radon”, gli addetti degli stabilimenti termali e i lavoratori del settore minerario e estrattivo. Mentre il rischio di esposizione alle radiazioni ionizzanti prodotte dai raggi cosmici riguarda inoltre il personale che opera sugli aerei di linea.

La normativa in materia

Per avere qualche informazione su come cambia la normativa in materia con l’atteso recepimento della dottor Riccardo Di Liberto dell’IRCCS del Policlinico San Matteo, che era relatore, in un convegno sugli agenti fisici e la salute nei luoghi di lavoro, sul tema della normativa europea in materia di radiazioni ionizzanti. L’intervistato ha ricordato che la direttiva introduce diverse novità e che un aspetto importante, riguardo alle conseguenze sul mondo del lavoro, è quello della riduzione dei limiti di esposizione per i lavoratori che sono classificati esposti a radiazioni ionizzanti.

La novità introdotta dal D.Lgs. 101/2020 è rappresentata proprio dalla riduzione consistente di tali valori: il limite inizialmente fissato dal D.Lgs. 230/95 di 150 millisievert/anno è stato ora ridotto a 20 millisievert/anno. Il D.Lgs. 101/2020 di recepimento della direttiva europea introduce molte novità anche per quanto concerne la protezione dall’esposizione dalle sorgenti naturali di radiazioni ionizzanti, ad esempio con riferimento al gas radon.

Nel Titolo IV del decreto di recepimento sono affrontati temi, spesso con rilevanti novità rispetto alla normativa precedente, come la protezione dall’esposizione al radon negli ambienti di vita, la protezione dall’esposizione al radon negli ambienti di lavoro, la protezione dall’esposizione ai radionuclidi naturali presenti nelle materie e nei residui di “industrie Norm” (materiali abitualmente non considerati radioattivi ma che possono contenere elevate concentrazioni di radionuclidi naturali) e la protezione dalle radiazioni gamma emesse da nuclidi contenuti nei materiali da costruzione.

Rimandando alla lettura del decreto su tutte le novità in materia di radioprotezione, è bene rimarcare che, benché i problemi correlati all’emergenza Covid-19 possono aver ritardato nel 2020 il lavoro del legislatore, non è possibile che siano necessari diversi anni (sette nel caso della direttiva Euratom del 2013) per recepire normative europee così rilevanti per la salute dei lavoratori e della popolazione.


* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano on-line sulla sicurezza (www.puntosicuro.it)

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